Le principali denominazioni del Metodo classico italiano – Franciacorta e Trentodoc – presentano le proprie novità nei prossimi fine settimana, così da solleticare il mercato in vista della stagione delle festività 2026. L’occasione, anche, per fare un po’ il punto della situazione in una stagione che vede quest’anno un calo consistente, più di mezzo milione di bottiglie, negli acquisti di Champagne da parte dei winelover nazionali.
Partiamo dai numeri. Sul miliardo di bottiglie di spumante prodotte in Italia, il metodo classico (quello della rifermentazione in bottiglia) raggiunge circa 40 milioni di unità prodotte. Il primato produttivo spetta alla Franciacorta (19,1 milioni di bottiglie, 3mila400 ettari di vigneto per 120 produttori), seguita dalle “bollicine di montagna” che nella versione Trentodoc arrivano a 12,1 milioni di bottiglie (da 800 ettari di vigneto per 74 produttori). Dalle stesse montagne arriva anche il metodo classico sudtirolese, il più piccolo in Italia per produzione: 600mila bottiglie l’anno da undici produttori.
Della partita fanno parte anche la piemontese Alta Langa – 3,5 milioni di bottiglie, 500 ettari di vigneto con 179 produttori -, il lombardo Classese dell’Oltrepo pavese – 700mila bottiglie da 769 ettari e una quarantina di produttori – e l’ultra-territoriale Monte Lessini da uve durella, poco più di 700mila bottiglie l’anno. Una goccia nel mare delle bollicine italiane, dominate dal fenomeno Prosecco, ma che rappresentano un’eccellenza produttiva da non sottovalutare.
Torniamo al nostro Trentodoc (il Festival si tiene da venerdì 25 a domenica 27 settembre) perché dei cinque summenzionati è quello che gode del maggior supporto di sistema grazie alla specialità statutaria della Provincia autonoma che non significa soltanto quattrini a disposizione (anche se non è un fattore da poco, ovviamente), ma un pensiero comune del territorio per spingere le proprie produzioni di punta. Che siano vino, mele, turismo, sistema scolastico superiore oppure industria tecnologica avanzata.
Il Trentino che mette a sistema tutto questo, dal 1993 investe sul metodo classico che oggi fattura 180 milioni di euro, con un potenziale ancora enorme nell’export – attualmente è fermo al 15% di cui più della metà realizzato in Europa -. Il sistema poggia sul grande brand Ferrari che sta alla base della narrazione collettiva e sulla forza dello stesso sistema cooperativo che porta a realizzare diverse eccellenze sfruttando la competenza di centinaia di piccoli produttori. Il Trentodoc richiama sempre nuovi produttori e solletica gli investimenti di quelli del territorio: fra i primi l’ultimo esempio è Oniverse di Sandro Veronesi (Calzedonia, Tezenis e tanti altri brand dell’abbigliamento); fra i secondi, Tenuta San Leonardo (che ha ampliato la propria gamma con le sue prime bollicine) e Moncalisse delle figlie di Elena Walch, Julia e Karoline. Non manca poi l’effetto band-wagoning: la sinergia col gruppo Corriere della Sera (che a Trento realizza anche il Festival dello Sport) aggiunge al festival del Trentodoc protagonisti di livello nazionale a completare un’offerta che va oltre alle degustazioni, alle cene più o meno stellate, alle visite in cantina, alle pedalate nei vigneti , ai dejeuner sur l’herbe (che sono il modello classico di un festival di questa natura).
E basta dare un’occhiata al ricchissimo programma – ben 160 appuntamenti – per capire che la scelta è quella sì di avere un evento pop (si trovano degustazioni da 15 euro a testa), ma anche di alzare il percepito del Trentodoc: per qualche evento (da Ferrari, ma non solo) bisogna prepararsi a spendere anche 145, 160 euro a testa. Certo, eventi esclusivi, molto curati e molto ben fatti. Ma la selezione c’è e soprattutto è un deciso cambio di rotta: il Trentodoc è un’eccellenza che in più degustazioni cieche ha messo sotto lo champagne e come tale va adesso considerato. I tempi del “gho rispet” appartengono a un’altra stagione. Passata.
Dicevamo, i soldi sono importanti certamente. Ma non sono tutto. Il Trentino da anni (così come l’Alto Adige Sud Tirol) ha scelto di stare al vertice della piramide e di proporsi al mercato come la culla del bel vivere. Lo ha fatto studiando modelli esterni e poi trovando una propria strada che sta seguendo con perseveranza. Scelte e persone che hanno fatto la differenza.



