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Lenotti, una famiglia per il Bardolino

17 marzo 2022

(di Elisabetta Tosi) Quello della famiglia Lenotti è un nome storico nel panorama della produzione vinicola di Verona, in particolare di quella di Bardolino. Già ai primi del ‘900 la famiglia era apprezzata per la qualità dei suoi vini, che nascevano da uve di vigneti di proprietà. Col tempo la produzione è aumentata, aprendosi anche ad altre denominazioni d’origine veronesi e oggi i vini Lenotti sono presenti sulle tavole di tutto il mondo, poiché la maggior parte di essi prende la via dell’export. Questa vocazione all’internazionalità dell’azienda dà ai titolari – l’enologo Giancarlo, Marina responsabile vendite Italia e il figlio Claudio, responsabile vendite estero –  una visione ampia sul momento attuale.

Come si presenta il mercato del vino oggi?

“La situazione attuale è veramente complessa, quasi peggio che nel periodo della pandemia – dice Claudio Lenotti –  Nel corso dell’emergenza sanitaria abbiamo registrato enormi riduzioni di vendite nel settore Ho.Re.Ca, ma contemporaneamente anche un aumento delle vendite nel settore on-line e nei negozi specializzati.

Ora che sembrava fossimo finalmente a fine pandemia, si sono aggiunti gli enormi problemi degli aumenti dei prezzi e, storia di questi giorni,  la guerra in Ucraina, che ha bloccato Russia e Ucraina e i mercati vicini. Inflazione e instabilità sono elementi drammatici, perchè la reazione del consumatore medio sarà certamente quella di una riduzione dei consumi”.

A proposito di consumatori: vi sembra che la propensione alla spesa nei riguardi del vino sia cambiata? O che siano cambiati i gusti?

“Un cambiamento dei gusti negli ultimi tempi sta avvenendo sicuramente, ma non è ricollegabile alla pandemia. La tendenza negli ultimi anni è la ricerca di vini meno alcolici e invecchiati a favore di vini più “facili” da bere, fruttati e meno impegnativi. Questo vale per i rossi ma anche per i bianchi; il consumatore cerca vini mai troppo impegnativi, con un occhio anche al prezzo. Il vero cambiamento in positivo è però avvenuto nel mondo dei rosati. In passato (forse anche per mancanza di cultura, mentre oggi i consumatori sono molto più consapevoli e informati su ciò che bevono) il vino rosato non era visto di buon occhio dalla maggior parte delle persone. Il commento tipico era “il vino è bianco o rosso” oppure  “il rosato è un mix di vino bianco e rosso”. Ora invece il rosato è richiestissimo. Noi che produciamo vini della zona del Bardolino Classico abbiamo visto già da un paio d’anni il nostro Chiaretto Classico superare per vendite il Bardolino rosso. I gusti cambieranno sempre, come le mode, sta al produttore capire le esigenze del consumatore e agire di conseguenza”.

E parlando di mode, quella che riguarda i vini da vitigni autoctoni, i vini biologici e gli spumanti è ancora ben presente?

“Come accennavo nella risposta precedente, il consumatore è sempre più attento e consapevole di ciò che beve e sempre più cerca un prodotto autentico, di qualità e particolare. Direi quindi che questo trend è destinato a continuare, e a crescere ancora.

I vigneti Lenotti a Bardolino, sul lago di Garda (VR)

Negli ultimi due anni anche le grandi fiere del vino hanno dovuto fermarsi. Ora in aprile finalmente tornerà Vinitaly: quali sono le sue aspettative?

“Finalmente si riparte. Vinitaly è sempre un appuntamento importante. Quest’anno, dato anche lo spostamento a maggio di Prowein, stiamo registrando un’affluenza di clienti stranieri molto maggiore rispetto al passato. Sicuramente i due anni di mancati incontri hanno lasciato in sospeso tanti argomenti e progetti che oggi speriamo di poter riprendere. Ci sarà tanto da discutere, soprattutto per gli aumenti dei costi che sono difficili da trasferire sui prezzi, ma finalmente si discuterà e si troveranno soluzioni per andare avanti”.

Dalle fiere reali a quelle virtuali. Pensa che il mondo del vino sia pronto a entrare nel mondo digitale?

“Tutto il mondo si sta digitalizzando e di conseguenza deve farlo anche il vino, perché questo ci chiedono i nostri clienti. Il processo era già iniziato da tempo ma la pandemia lo ha sicuramente accelerato, facendo capire anche ai più scettici la necessità di sfruttare tutte le possibilità che il digitale offre. Chiaramente il vino è un prodotto fisico che va gustato, assaporato, annusato, toccato; questo aspetto non sarà mai sostituibile dal digitale. La comunicazione, l’interazione, le informazioni sono invece assolutamente influenzabili dalle tecnologia. Se la digitalizzazione aiuta la conoscenza del e sul vino…non c’è che da accoglierla e considerarla parte del nostro presente e futuro”.

Cosa si aspetta dalla partecipazione a Vinophila?

“E’ un’avventura nuova, ma ci crediamo e proviamo con convinzione. Ho appena detto quanto l’informazione aiuta le scelte. Più saremo in grado di offrire, spiegare e condividere, più i nostri consumatori affineranno le loro capacità di scelta. Quindi….benvenuta Vinophila!”

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