Lorenzo Biscontin
Sabato 10 ottobre si è tenuto al teatro Don Bosco di Rauscedo il convegno “Radici comuni, sfide nuove” organizzato dalla Cantina di Rauscedo nell’ambito della manifestazione “Le Radici del vino”.
In vent’anni di lavoro nel mondo del vino di convegni ne ho visti tanti, diversi li ho organizzati, in alcuni sono stato addirittura relatore. Però un convegno come questo non l’avevo mai visto.
Cosa c’era di così speciale? Il fatto che il panel dei relatori coprisse tutti i punti della filiera viti-vinicola, dal vivaio in cui nascono le barbatelle che poi saranno vigneti al tavolo del ristorante dove i vini originati da quei vigneti vengono bevuti.
A voler essere pignoli mancava la voce diretta delle cantine che lavorano imbottigliando vino sfuso che acquistano sul mercato, ma la conoscenza del settore da parte dei relatori e di Fabio Piccoli che ha moderato la discussione ha permesso comunque di considerarli nel quadro che si è andato a disegnare.
Complimenti quindi al Presidente della Cantina di Rauscedo Antonio Zuliani ed al Direttore Generale Flavio Geretto per aver pensato ed organizzato questo evento.
Per chi non c’era, riporto le cose che mi sono sembrate più rilevanti così da riportare la “viva voce” dei relatori in “ordine di apparizione” , senza influenzarle e/o distorcerle con il mio punto di vista (lo so già la scelta di cosa riportare è un’influenza arbitraria, ma se volevate un report più oggettivo possibile dovevate mandare ad assistere al convegno il nostro chatbot AI Cantina Italia, per certi aspetti poteva anche essere un bene).
Denis Pantini – Responsabile Agrifood e Wine Monitor presso Nomisma.
- Dal 2005 al 2025 i consumi di vino in Italia sono diminuiti del -25% per il calo dei consumatori abituali.
- Nello stesso periodo l’esportazione di vino italiano è passata dal 33% al 50% della produzione totale.
- L’Asia in questi vent’anni ha diminuito le importazioni a volume del -23%, ma se togliamo la Cina il dato è una crescita del +58%.
- Negli ultimi 10 anni l’export di vino è andato nettamente meglio di quello degli altri settori di riferimento del made in Italy: abbigliamento, arredamento, automotive. Questi settori hanno sofferto molto di più negli anni del covid, hanno mostrato un recupero inferiore e son in fase calante quanto o più del vino.
Flavio Geretto – Direttore Generale Cantina Rauscedo.
- La DOC Friuli ha un enorme potenziale considerata la prevalenza di vini bianchi con grado alcolico “ragionevole” e profilo aromatico interessante.
- Guardare ala mercato significa trovare i clienti giusti per i vini che si producono e pianificare i vigneti per i vini della domanda futura.
- Non pensare a ieri, ma pensare a domani.
Yuri Zambon – Direttore Tecnico Commerciale di Vivai Cooperativi Rauscedo.
- I cambiamenti che vediamo oggi nella produzione di vino noi li avevamo visto 10 anni fa nella domanda di barbatelle.
- Oggi il mondo del vino è troppo rigido per la varietà e la velocità del mercato.
- Per la prima volta nella storia il mercato del vino è fatto da 6 generazioni diverse. Anche togliendo gli estremi ne restano 4 (N.d.a. Gen Z, Millennials, Gen X, Boomers)
- Ci vuole una filiera molto più elastica.
Alessio Planeta – Winemaker of the Year 2023.
- Negli anni ’90 il Friuli era il leader indiscusso nella produzione dei vini bianchi in Italia. Questa leadership va recuperata.
- Il vero obiettivo è che il mercato guardi a noi, non il contrario. (N.d.A. “noi” inteso come cantina/produttori).
- L’alleato della cooperativa è l’azienda verticalizzata (N.d.A. quella che coltiva i suoi vigneti da cui produce il suo vino).
Gabriele Gorelli – primo Master of Wine Italiano.
- Attenzione all’uso della leva del prezzo.
- La sostenibilità è un valore sempre più importante per il consumatore, quindi attenzione al green washing.
- Fondamentale sapere chi siamo.
- La forza del messaggio sta nel comportamento coerente con quanto si dice.
- La critica enologica è una cosa diversa dal mercato del consumo del vino.
Cristian Maitan – Miglior Sommelier d’Italia AIS 2023.
- Non dobbiamo educare i nostri clienti, dobbiamo ascoltarli.
- La carta dei vini moderna deve essere come una squadra di calcio ed il sommelier deve essere l’allenatore. Deve avere i vini che rappresentano la difesa, quelli che giocano a centrocampo e poi gli attaccanti, i numeri 10 e 11. Ed avere anche le riserve pronte ad entrate in campo per risolvere situazioni specifiche.
- Un ristorante deve avere una carta dei vini che ne rispetti l’identità e che lo differenzi. A seconda della tipologia ci sono certi vini che devo avere, ma per definizione non sono questi ad identificarmi e differenziarmi.
Le strade da oggi sono un po’ più chiare. Adesso servono competenza e coraggio per intraprenderle.



