Un paio di ricerche mettono al centro il sistema-vino. Importanti entrambi i responsabili dei sondaggi – Coop e SWG – che hanno coinvolto centinaia di italiani (per Coop una rappresentanza folta di manager) in quello che è il Report annuale della più grande cooperativa italiana di distruzione e, l’altro, nel tradizionale Radar quindicinale dell’istituto triestino.
Partiamo dalla Coop che analizza il sentiment di manager e imprenditori tanto sullo scenario più glocale che sullo specifico del mercato dei consumi, con particolare attenzione alla grande distribuzione. I dati che emergono confermano un trend conosciuto: nel quinquennio 2019-2026 le vendite nella GDO per spumanti e champagne sono cresciute del 20,9% a fronte di un calo del vino fermo nello stesso periodo del 9,7%. Nel settore bevande continua inoltre il momento positivo delle birre analcoliche cresciute nelle vendite nell’ultimo anno del 12,7% trainate dalla narrazione imperante che le collega sempre di più alla pratica sportiva ed all’aumento costante delle etichette proposte negli scaffali.

Il Radar SWG affronta invece il tema del lusso a tavola ed emergono elementi diversi. Materia prima di qualità (36%), rarità (28%) e lavorazione sofisticata (26%) restano la base condivisa, ma ogni generazione la declina a modo suo: se la Gen Z dà rilevanza all’identità del prodotto e del produttore, i Millennials si focalizzano sulla «premiumness», e la Gen X sull’esclusività.

Questa eterogeneità si riflette anche nei motivi d’acquisto. Chi compra prodotti pregiati solo occasionalmente lo fa soprattutto per motivi di circostanza, mentre gli acquirenti più «abituali» sono maggiormente spinti da scelte di valore, come la passione per l’enogastronomia (31%) o il sostegno a produttori, territori e filiere di qualità (19%). Percentuale questa identica a quella dei consumatori più “occasionali”, quelli che comprano il lusso quando lo trovano in offerta.
Quando si guarda alle categorie che italiana nel lusso enogastronomico, il vino è il simbolo più riconosciuto, indicato dal 48% degli italiani (la percentuale sale al 53% al Nord). Al secondo posto salumi e formaggi (35%), seguiti dai condimenti di alta qualità (25%).

Mettere insieme due sondaggi, non dà una certezza: sono soltanto due notizie sul peso che il vino ha ancora nell’immaginario collettivo e su come queste si tramutano poi in scelte d’acquisto. Coincidenti, in questa occasione.



