Le cose non stanno andando molto bene: gli ultimi dati sull’export del vino registrano un calo pesante. A gennaio (i dati sono stati resi disponibili a metà aprile e quindi sono quelli più aggiornati) l’export italiano si è fermato a 470 milioni €, il 19% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Pesante il calo statunitense – di gran lunga il mercato più importante – che perde il 35% e si ferma a 105 milioni€ di acquisti. Ma il calo è generalizzato tanto che è più semplice dire quali Paesi sono cresciuti: la Federazione Russa, più 38% complessivamente e più 42% per gli spumanti per acquisti complessivi a 12,7 milioni €; la Repubblica Ceca, più 8%; la Cina, più 9%; la Lettonia e la Spagna, più 10%. Peccato che questi mercati, tutti insieme, non facciano che poco più di 19 milioni € di acquisti (la Cina si è fermata a 5,4 milioni…niente se pensiamo al mercato che è).
Messico e Brasile, cosa ha chiesto il mercato
Per questo diventano strategiche le missioni per cercare di aprire nuovi mercati. Vinitaly gioca la carta dell’America Latina dove i segnali sono contrastanti. Il Messico, ad esempio, vede dimezzato il proprio import di vini fermi meno 52% a 1,1 milioni) ma registra un forte interesse per le bollicine italiane (più 69% a 1,7 milioni). Il Brasile, altro mercato dove il made-in-Italy potrebbe fare molto bene registra una crescita del 43% per 2,4 milioni € di acquisti complessivi.
Vinitaly si mostra ottimista sulle opportunità: secondo l’UIV , dal 2019 al 2025 in crescita media annua (Cagr) su scala globale vicina al 4% – per cui è atteso un Cagr a +3% sino al 2029. Ancora più rosee le previsioni import da mondo per lo spumante, tipologia tutto sommato relativamente sottostimata in questo areale ma che, nel periodo, dovrebbe registrare un incremento del +4% in America del Sud
Bruscolini rispetto agli USA, ma da qualche parte bisogna pur iniziare. Martedì inizia Wine South America, la principale manifestazione di settore dell’America Latina in programma dal 12 al 14 maggio al Fundaparque a Bento Gonçalves nello Stato di Rio Grande do Sul, primo polo vitivinicolo del Paese e il più “veneto” fra gli stati carioca. Presenti alla sesta edizione più di 5mila etichette di oltre 400 aziende da 20 Nazioni. Tra queste, l’Italia è raccontata da 30 cantine e 300 referenze da Piemonte, Veneto, Toscana, Sicilia, Campania, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige, Emilia-Romagna, Abruzzo, Umbria e Marche in un padiglione tricolore realizzato da ITA- Italian Trade Agency.
Romano Artoni rappresenterà Veronafiere: «Wine South America 2026 si consolida come una piattaforma strategica per l’internazionalizzazione del vino italiano, ma non solo, all’interno di un mercato che ora, grazie all’Accordo di partenariato, presenta le condizioni per esprimere tutto il suo alto potenziale di crescita. L’evento consolida il proprio appeal internazionale, intercettando anche l’interesse di un numero maggiore di aziende del made in Italy e di paesi di ogni angolo del mondo: dalla Macedonia alla Siria, dalla Germania alla Nuova Zelanda».
Attesi, nel corso della rassegna organizzata da Milanez & Milaneze del Gruppo Veronafiere, più di 7mila buyer da tutte le regioni del Brasile e da ulteriori 19 Stati protagonisti di un’agenda business di 2mila appuntamenti per un’aspettativa di affari che punta a superare i 100 milioni di Real brasiliani (più di 17,5 milioni di euro) raggiunti nel 2025. .
Quasi in contemporanea, a 18mila km di distanza nel continente asiatico, la promozione del vino italiano prosegue a Shenzhen con Wine to Asia, la quarta edizione dell’International Wine e Spirits Fair (Futian Center) dal 14 al 16 maggio. Realizzata in esclusiva da Veronafiere Asia Ltd, la manifestazione si presenta con un format agile e contemporaneo che spazia dal vino agli spirits fino ai NoLo e alla mixology. Più di 400 gli espositori da oltre 20 Paesi e regioni, tra cui la delegazione italiana di 50 aziende da Piemonte, Veneto, Toscana e Puglia promossa in collaborazione con ITA. Tra le novità della 4^ edizione, il debutto dei Raw Wine con più di 60 produttori in rappresentanza di 15 nazioni e la partecipazione di Isabelle Legeron MW, prima Master of Wine donna in Francia e fondatrice della community dei vini naturali, biodinamici e biologici a basso intervento.
Secondo le analisi dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly, in Asia dovrebbe arrestarsi la contrazione della domanda di vini fermi che negli ultimi 6 anni ha viaggiato a un ritmo medio annuo (Cagr) pari al -8,3%. Alla luce di questa previsione i buyer asiatici dovrebbero tornare ad acquistare con un aumento previsto degli ordini dello 0,5% annuo da qui al 2029.
“È fondamentale mantenere il programma di promozione in quest’area caratterizzata da ampi margini di sviluppo – commenta Federico Bricolo, che sarà presente a Shenzhen -. Wine to Asia risponde a questa esigenza e rappresenta l’hub di riferimento per altri mercati che potrebbero riservare prospettive confortanti per il vino italiano come Singapore, Thailandia, Corea del Sud, Vietnam, Indonesia, Taiwan e l’area di Hong Kong dove è stata fatta una specifica campagna di incoming di buyer e operatori del settore horeca”.



