Tornano in Alto Adige – dal 15 al 18 maggio – le giornate del Pinot nero, manifestazione giunta alla sua 28.ma edizione, che si svolgerà come di consueto fra Egna e Montagna, in borghi circondati da vigneti e nell’atmosfera magica del Sud Tirolo. Alle giornate è abbinato il Concorso nazionale, uno dei più selettivi nel panorama nazionale, avviato nel 2001 e quindi alla sua 25.ma edizione che è riservato a vini della sola annata 2023. Una giuria internazionale sotto la guida del Centro Sperimentale di Laimburg valuta i vini in degustazioni alla cieca. Viene considerata solo una annata per volta, premiando i Top 5 vini e i vincitori regionali, che vengono poi presentati al pubblico.
Infatti, assieme ai degustatori ufficiali ci sarà ampio spazio per i winelover – questo più ci interessa – che potranno non soltanto conoscere i vincitori del Concorso (si svolge questa settimana), ma anche di seguire degustazioni assistite, masterclass, girare per castelli e cantine, usando la bicicletta (sul vecchio tracciato della ferrovia della Val di Fiemme) oppure seguendo a piedi il “sentiero del Pinot nero” nelle località di Mazzon, Gleno e Pinzano. I prezzi per persona sono accessibili per una vasta platea di appassionati.
L’organizzazione delle giornate è teutonica e quindi per noi incredibilmente perfetta e questo rende l’esperienza degustativa assolutamente migliore: si possono assaggiare le tante tipologie di Pinot nero in condizioni ottimali e questo non è secondario per un vino che non fa della forza bruta la sua caratteristica principale. Celebrato da Hollywood, al vertice della catena qualitativa dei grandi vini francesi, il Pinot nero in Italia sta conoscendo una nuova stagione, meno elitaria e più condivisa.

La patria originaria del pinot sta fra Ginevra e la Valle del Rodano mentre tra i luoghi di assoluta elezione campeggiano la Borgogna (per la vinificazione in rosso) e la Champagne (per la spumantistica), ma l’orizzonte geografico si è ampliato notevolmente con espressioni moderne e interessanti nel nuovo mondo (Oregon e Napa Valley) e in Australia. Portato in Italia a metà dell’Ottocento e coltivato inizialmente in Trentino Alto Adige e nel Veneto (come tanti vitigni francesi arrivati negli zaini dei lavoratori stagionali in rientro dalle campagne d’Oltralpe a stagione finita), sino agli Anni Ottanta ha conosciuto uno sviluppo limitato.
Oggi, invece, è presente in buona parte del territorio nazionale – dalle Alpi all’Etna – e viene utilizzato sia per vini fermi sia come base spumante, vinificato in bianco. La distribuzione geografica coinvolge territori di altissimo pregio: dalla Franciacorta all’Oltrepò Pavese (che rappresenta la terza regione vinicola al mondo per estensione dei suoi vigneti: circa 3mila500 ettari) all’Alta Langa.
In tutto in Italia si contano circa 5mila ettari vitati a Pinot nero. 500 di questi sono in Franciacorta – non scordiamo che il primo Berlucchi si chiamava “Pinot di Franciacorta” – mentre un’altra aliquota importante si trova nelle due province autonome di Trento e Bolzano dove contribuisce al successo del metodo classico “di montagna”.
Ma, come dicevamo, non c’è solo il Norditalia: nel Centro Italia, troviamo la Toscana con 26 ettari e 15 produttori e la piccolissima enclave di Focara (microzona all’interno della DOC Colli Pesaresi) con vigne selvagge a picco sul mare tra Gabicce Mare e Pesaro nel Parco Naturale Monte San Bartolo. Eppoi, c’è il nuovo Eldorado dell’enologia italiana: l’Etna, dove stanno crescendo dei Pinot nero “d’a Muntagna” beneficiando del microclima del vulcano più importante d’Europa.
Quanto a sapori, profumi, nuance e tecniche di lavorazione e affinamento vi lasciamo volentieri alle degustazioni che farete, se vorrete, a Egna.



