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Denis Pantini, export triplicato per gli spumanti italiani

27 novembre 2021

(di Elisabetta Tosi) E’ il momento d’oro degli spumanti italiani: non sono mai state così richieste, come dimostra il fatto che praticamente tutte le regioni italiane si son messe a produrli. E anche all’estero, grazie al successo del Prosecco,  la domanda è così pressante che  verrebbe da chiedersi se questa euforia non sia una bolla destinata presto a scoppiare. “No, non credo sia una bolla, perchè la crescita del Prosecco è stata continua, ragionata, senza fughe in avanti di tipo speculativo” assicura Denis Pantini, responsabile agroalimentare e Wine Monitor presso Nomisma. “Io però noto una crescita di tutto il mondo degli spumanti: oggi fatturano 40 miliardi di euro. Rappresentano il 16% del totale del vino italiano, ma stanno crescendo molto più velocemente dei vini fermi. In 10 anni l’export degli spumanti italiani è più che triplicato. E questo grazie alla destagionalizzazione dei consumi e alle caratteristiche di questi vini: grande versatilità e leggerezza. Ai nostri giorni il consumatore cerca vini meno alcolici, meno pesanti”.

Grafico estratto da Wine Monitor, di Nomisma S.p.a.

Il Prosecco incontra il favore dei consumatori in tutto il mondo, ma è uno spumante charmat; nella categoria degli spumanti metodo classico c’è qualche denominazione che emerge con più forza, o sono tutte sulla stessa linea?”

 “Se guardiamo all’export, in realtà i volumi sono così piccoli che è difficile fare delle distinzioni – risponde Pantini – . Il 90% del Franciacorta viene consumato in Italia, il Trentodoc fa solo 8 milioni di bottiglie… Però anche questi sono vini che quest’anno stanno andando molto bene, perché c’è meno prodotto rispetto alla richiesta. All’estero arrivano gli spumanti che fanno grandi numeri, come i 700 milioni di bottiglie del Prosecco, e perfino l’Asti”.

Ecco, parliamo di questo vino: in Italia è un must delle festività natalizie, e all’estero?

Negli ultimi anni l’Asti spumante aveva un po’ sofferto perchè è uno charmat dolce, una tipologia  ancora molto legata ai momenti canonici delle feste, appunto, al di fuori dei quali fa più fatica a imporsi.  Però negli ultimi due anni ha avuto un bello scatto, perchè ci sono mercati come gli USA dove Moscato e Asti spumante sono molto apprezzati”.

Come vanno le cose per i nostri spumanti nei mercati asiatici?

“In Giappone la nostra quota di mercato è ancora molto bassa. I giapponesi apprezzano soprattutto il metodo classico, e qui la Francia spopola con il suo Champagne. Però ci sono anche alcuni famosi brand italiani che già godono di grande fama in Giappone e questo gioca a favore”.

Spumanti da vitigni autoctoni: si nota un certo interesse, almeno da parte degli italiani?

“In Italia stanno nascendo molti spumanti metodo classico un po’ ovunque. Sulla carta le opportunità  di successo ci sono tutte, perchè incrociano la categoria degli spumanti, che è in crescita, e la ricerca degli autoctoni.

Chiudiamo con chi lo spumante lo beve: chi è il consumatore tipo?

“Premesso che c’è una forte trasversalità nei consumi, la classe di età che emerge di più è quella dei Millennials, i giovani fino a 30 anni. E questo gioca a favore di una continuità dei consumi di questo vino anche sul lungo periodo”.

Redazione
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