Le Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali Milano Cortina 2026 rappresentano un momento importante per riaffermare al mondo la qualità delle produzioni enogastronomiche regionali, forza dell’offerta made-in-Italy, e per questa ragione la redazione di Vinophila ha voluto raccontare un vino per ogni territorio sede olimpica.
Partiamo dalla Valtellina. In alta valle si disputeranno le gare di snowboard e sci acrobatico a Livigno mentre a Bormio debutterà come disciplina olimpica lo sci alpinismo e si terranno le gare di sci alpino sulla pista Stelvio.

Per raccontare attraverso un vino questo territorio di montagna – un vero e proprio “piccolo Tibet” per i suoi scenari incantati – abbiamo scelto un vero campione. Un vino che ha vinto tanti premi, ma soprattutto che si è conquistato un posto ben preciso nel grande racconto del vino italiano. Parliamo dello “sfursàt” e della cantina che l’ha imposto al mondo: Nino Negri, oggi del Gruppo Italiano Vini. Un vino prodotto con uve nebbiolo (qui chiamate “chiavennasca”) e che, come tradizione della montagna retaggio dei tempi freddi del passato, viene realizzato passando attraverso l’antica tecnica dell’appassimento delle uve. Disposte su graticci areati, per 110 giorni esposte ai venti secchi delle montagne, maturano una naturale e maggiore concentrazione. La coltivazione avviene su terrazze strappate nei secoli ai fianchi delle montagne e già questo è leggenda.
Nino Negri è anche lui un pezzo di storia. Riprende una tradizione vinicola risalente al 1400 e nel 1897 fa partire l’attività. Nel 1925 suo figlio sviluppa la cantina che poi diventa parte della più grande realtà vitivinicola nazionale, Lo Sfursàt in degustazione è la Riserva Nino Negri, una DOCG, coltivato fra 350 e 550 metri sul mare. Millesimo in vendita il 2016. Aspettatevi un vino da appassimento, robusto, con carattere, ma sorprendentemente elegante, con classiche note di spezie, fiori e frutta rossa. Due anni di affinamento in legno, una potenzialità di invecchiamento importante. Insomma, se rientrando da Livigno e Bormio lo comprate non dovete avere poi il dubbio di quando berlo, l’occasione arriverà.
Ma avrete portato a casa, soprattutto, un testimone vivente di queste vallate. Definirlo icona non è eccessivo, ma il piacere sta nel berlo non nel celebrarlo e basta. Forza Valanga Azzurra!
(foto Pietro Nini)



