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Profumo di pulito: il problema che non ti aspetti in un ristorante

Per i produttori di detergenti il profumo di pulito è un aspetto cruciale dell’esperienza del consumatore.

Il profumo di pulito rappresenta infatti un segnale che il detergente ha funzionato. E’ una rassicurazione che il capo oppure la superfice sono effettivamente puliti.

Quindi dal loro punto di vista, quanto più netto, tanto meglio. D’altra parte a tutti fa piacere aprire l’armadio o il cassetto e sentire un bel profumo di lavanda.

Ci sono però situazioni a cui magari non si pensa, dove sarebbe meglio che i detergenti non avessero nessun odore.

Tempo fa mi sono trovato a cenare in un ristorante di livello medio alto. Non parliamo di ristorante stellato, ma di uno dei ristoranti più rinomati e ricercati della città, che si trova nella bella piazza medievale.

Una tipologia di ristorazione che da qualche anno propone una cucina molto esperienziale (tanti anni di Masterchef non possono passare invano) dove i piatti sono pensati e presentati con cura per apprezzarne tutte le sfumature visive, olfattive e gustative.

Io, per dire, sono stato incuriosito delle tagliatelle con il ragù in bianco di coniglio, scampo crudo e liquirizia.

Quando però è arrivato il piatto gli odori, e quindi i sapori perché buona parte delle percezioni gustative sono in realtà percezioni retroolfattive, venivano tutti confusi da un sottofondo di lavanda e borotalco. Che si faceva più intenso quando mi pulivo con il tovagliolo.

All’inizio ho pensato che fosse l’effetto dell’abbinamento degli ingredienti nel piatto, poi di avere allucinazioni olfattive (notare che ero da solo, all’aperto e con i tavoli ben distanziati in rispetto alle norme COVID).

Man mano che passava il tempo quel profumo diventava sempre più evidente, anche dopo aver finito il piatto e mi reso conto che veniva dalla tovaglia e dal tovagliolo. Sensazione confermata quando poi sono arrivato al dolce: un’ottima millefoglie che diventava leggermente “saponosa” ogni volta che portavo il tovagliolo alla bocca.

Chiesto alla cameriera, conveniva sull’intensità del profumo e presumeva fosse dovuto non tanto al detersivo usato per lavare il tovagliato quanto all’appretto utilizzato perché non si presentasse floscio.

Questa esperienza insegna una volta di più che sono i dettagli a fare la differenza e che l’esperienza di consumo è globale, influenzata da una moltitudine di elementi ed alcuni che possono sembrare marginali rispetto al concepire un piatto, trovare gli ingredienti ideali ed applicare le tecniche di cucina con competenza.

Sottovalutare questi elementi all’apparenza distanti e marginali rispetto alla cucina trasforma il piatto che esce perfetto dalle mani dello chef in un’esperienza deludente per il cliente.

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