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Nella DOP economy il vino italiano fa la parte del leone

Il tradizionale report annuale Ismea-Qualivita fotografa al 31 dicembre scorso lo stato di saluto del settore nazionale delle DOP e delle IGP: il settore raggiunge 20,7 miliardi € di valore alla produzione nel 2024 (+3,5% su base annua), registrando una crescita del +25% rispetto al 2020 e contribuendo per il 19% al fatturato complessivo dell’agroalimentare nazionale.

Il nostro interesse va – ovviamente – al comparto vino sebbene la fotografia “frizzi” un’immagine del comparto prima della vicenda dazi e dello scombussolamento di un anno vissuto pericolosamente. Dopo la battuta d’arresto registrata dal settore vinicolo italiano nel 2023, i dati del segmento a Indicazione Geografica per il 2024 mostrano una stabilità in termini di produzione e valore, con un andamento positivo delle esportazioni.

La produzione di vino imbottigliato DOP e IGP si attesta nel 2024 a 25,6 milioni di ettolitri, in lieve calo (-1%) rispetto all’anno precedente. Nel dettaglio, sono stati certificati 17,82 milioni di ettolitri di vino DOP (in linea con il 2023), mentre l’imbottigliato DOP ha raggiunto 17,15 milioni di ettolitri, con un incremento del +1%. I vini IGP, invece, dopo la forte crescita degli imbottigliamenti registrata nel 2023 (+6%), evidenziano un calo del -4% nel 2024.

La stima aggiornata del valore del vino imbottigliato DOP e IGP raggiunge 11,04 miliardi di euro, sostanzialmente stabile. L’andamento risulta tuttavia eterogeneo tra aree e denominazioni: tra le prime dieci DOP e IGP per valore, cinque registrano un aumento e cinque un calo rispetto all’anno precedente, mentre a livello territoriale nove regioni su venti mostrano una variazione positiva.

I risultati migliori si osservano in Friuli Venezia Giulia (+63 milioni, pari al +8%), Veneto (+52 milioni, pari al +1,2%) e Puglia (+37 milioni, pari al +6,5%), mentre i cali più marcati sono in Lombardia (-68 milioni, pari al -12,2%), Piemonte (-56 milioni, pari al -4,4%) e Trentino-Alto Adige (-31 milioni, pari al -4,5%).

La slide qui sopra ci dice anche un’altra cosa: quattro dei cinque primi vini per vendita nel 2004 sono provenienti dal Nordest (Prosecco, Pinot grigio delle Venezie, Conegliano Valdobbiadene e Amarone); il peso sale a ben sette su quindici se consideriamo anche Veneto Igp, Ripasso e Lugana. Sostanzialmente si conferma come l’innovazione resti un’arma vincente e che ancora sta dispiegando i suoi frutti sebbene siano passati una cinquantina d’anni buoni dalle ultime “novità”. I consumatori non si sono ancora “assuefatti” ed è probabile che alcune di queste innovazioni divengano tradizioni consolidate; l’unico dubbio semmai è sapere se siamo vicini o lontani da un nuovo “unicorno” del settore vino che possa rinverdire i fasti sin qui raggiunti e creare nuovi mercati.

Sul fronte export, il valore per il vino IG nel 2024 supera per la prima volta la soglia dei 7 miliardi raggiungendo 7,19 miliardi di euro, in crescita del +5,2% su base annua, segnando un aumento complessivo del +66% rispetto al 2014. Il 62% delle esportazioni in valore è destinato ai Paesi Extra-UE, in crescita del +7,2%, mentre il 38% va ai Paesi UE, che segnano un incremento del +2,2%. Nel complesso, i vini DOP e IGP rappresentano l’88% del valore dell’export vinicolo italiano.

Fra i dati suscita personalmente interesse la forte crescita della Russia e dell’Ucraina e, in generale, di tutta l’area dell’Europa Orientale. La crescita in valore è stata del 14% – da 509 a 581 milioni di € nelle esportazioni – dato che rende la crescita di quest’area più significativa di quella registrata nella media dei Paesi UE e dei Paesi extra UE. Soltanto il Canada fa meglio in termini percentuali (e con un fatturato similare); dato per assodato che le sanzioni in questo caso non funzionano c’è da chiedersi cosa potrà accadere in quell’area nel momento in cui i cannoni taceranno e ci sarà il boom della ricostruzione. Per i produttori italiani forse è il caso di iniziare a guardare con attenzione a questo scenario uscendo dalle doleancés dei dazi trumpiani.

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