Lorenzo Biscontin
Tra gli argomenti che gli appassionati di vino considerano speciali ed il resto delle persone normali considerano speciosi c’è sicuramente quello del bicchiere giusto per bere un vino piuttosto di un altro.
Eppure, rispetto ad altre questioni apprezzabili solamente dagli esperti, la variazione del profumo e del gusto percepito bevendo un vino in un bicchiere “sbagliato” è chiaramente evidente per chiunque.
Se non ci credete, prendete un vino che vi piace e bevetelo usando due bicchieri di forma totalmente diversa e vi accorgerete delle differenze.
Evitando accuratamente un approccio fanatico ed integralista, abbiamo voluto affrontare questo tema così rilevante per il godimento dei vini che beviamo con Massimo Barducci, Titolare ed Amministratore Delegato di Italesse Srl, azienda triestina produttrice di bicchieri per vini e distillati.
Massimo, come e quando nasce Italesse?
Italesse nasce nel 1979 da un’idea di mio padre: proporre ai produttori di bevande alcoliche, soprattutto spirits e spumanti, dei materiali di servizio professionali da utilizzare nelle loro attività di marketing e vendite nei confronti dell’horeca.
I punti di forza erano due: la grande esperienza di mio padre come agente di commercio che gli permetteva di sapere quello di cui gli operatori dell’horeca avevano bisogno, e magari non trovavano, e una cura per l’estetica del bicchiere. Oltre ad essere funzionali i nostri bicchieri sono sempre stati belli perché originali.
In questo modo le aziende riuscivano a trasferire un’immagine di qualità anche attraverso i materiali di servizio che davano ai propri clienti.
Oggi siete un’azienda che vende in tutto il mondo con clienti prestigiosi, come è avvenuta questa crescita?
Lo sviluppo commerciale è cominciato dal Nord-Est e nei primi anni 2000 si è allargato fino a coprire tutta l’Italia. Con il mio ingresso in azienda abbiamo cominciato a guardare all’estero innanzitutto allo Champagne. Così abbiamo scoperto che la flûte normalmente usata in Francia era circa la metà di quella che già si usava da noi. Grazie ad un ottimo agente sul territorio ed alla validità delle nostre proposte di bicchieri siamo riusciti a diventare fornitore di Veuve Cliquot, a cui è seguito Moet Chandon, Laurent Perrier e poi via via tutte le principali mainsons.
Poi è stata la volta della Spagna con il cava e da lì l’internazionalizzazione un po’ in tutto il mondo.
Oggi vendiamo in oltre 40 Paesi.
Come siete arrivati alla creazione dei bicchieri specifici per i singoli vini?
L’idea è nata partendo da un assunto fondamentale: ogni vino è unico, perché uniche sono le sue sensazioni organolettiche, figlie di uno specifico terroir. Con il Progetto Senses abbiamo voluto dimostrare quanto sia importante creare calici professionali capaci di rispettare e valorizzare questa unicità, andando oltre le convenzioni e superando i concetti limitanti di calice universale o varietale. Un bicchiere “da rosso” o “da Chardonnay”, infatti, non può esprimere al meglio vini che, anche a parità di vitigno, nascono da territori, climi e stili produttivi molto diversi.
Senses nasce da uno studio approfondito degli aromi e delle sensazioni organolettiche testati in calici di forme differenti, che ci ha permesso di comprendere come dimensioni del bevante, inclinazione delle pareti e forme del fondo influenzino in modo diretto la percezione sensoriale, al naso come al palato. Da qui prende forma il concetto di calice sensoriale, progettato non per il vitigno in astratto, ma per le caratteristiche specifiche di ogni singolo vino.

Seguendo questa strada innovativa, abbiamo poi ampliato il progetto con la collezione T-made (Tailor Made): un approccio sartoriale che porta alla realizzazione di calici disegnati sulle sensazioni organolettiche di vini legati a specifici territori, denominazioni o stili produttivi. Sono così nati strumenti tecnici unici come il T-made 55, pensato per i Vermentini di Sardegna e di Gallura, il T-made 70, calice ufficiale del Consorzio del vino Brunello di Montalcino, il T-made 75, progettato appositamente per i vini Barolo, il T-made 95 Oslavia, ideato per valorizzare i vini macerati a base Ribolla Gialla, tipici di questo territorio, e il T-made 76 AV, pensato per l’Amarone della Valpolicella.




