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Giovanni Ederle, l’Amarone olimpico

Proseguiamo le nostre degustazioni olimpiche con un vino che rappresenta un momento topico di queste Olimpiadi invernali: la cerimonia di chiusura e quella di apertura delle Paralimpiadi invernali 2026 che, come noto, si terranno entrambe all’Arena di Verona. Pochi sono consapevoli del fatto che i vigneti non solo so no sempre stati all’interno delle mura prima scaligere, poi veneziane, ma che s’erano sviluppati anche dei vitigni autoctoni e che, ancora oggi, a 500, mille metri in linea d’aria dall’Arena di Verona sono attivi dei vigneti, persino un museo del vino.

I vigneti migliori sono sulle Torricelle, le colline che lambiscono l’Adige ed il centro storico, e guardando a sud permettono una visuale unica sulla città. I vigneti sono classificati come Valpolicella (non a caso il Consorzio di tutela ha lavorato per inglobare la città nell’area di produzione individuandone il valore simbolico) e permettono di produrre anche l’Amarone DOCG. Quello che degustiamo oggi è prodotto da Giovanni Ederle e il vigneto si trova a San Mattia. Una piccola cantina: sette ettari di vigneto e sei di oliveto, a poco più di 200 metri d’altitudine. Le uve coltivate sono quelle della tradizione veronese: corvina, corvinone, rondinella e garganega per i due vini bianchi prodotti. Appena 50 quitali di resa per ettaro.  La cantina non utilizza prodotti fitosanitari.

Un Amarone elegante, giocato sulla finezza anche se al naso risulta molto ricco e complesso: alla frutta rossa sotto spirito si aggiungono note più calde di tabacco. Il palato è coerente, molto invitante. Un Amarone che va bevuto osservando Verona dall’alto anche nelle giornate più calde che, a San Mattia, restano sempre più fresche e ventose rispetto alla pianura sottostante.

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