Proseguono le Olimpiadi invernali e, a metà evento, possiamo dirci sinora soddisfatti di come sta uscendone l’immagine dell’Italia sia come organizzatore, sia come capacità di offerta turistica e, per quanto ci riguarda più da vicino, come potenza enogastronomica indiscussa. Ci si ricorderà le polemiche sul menù e l’offerta culinaria alle ultime Olimpiadi estive di Parigi e, au contraire, l’enorme mole di reel, storie e post degli atleti sulla bontà della cucina mediterranea proposta nelle sedi di Milano-Cortina.
Nel nostro “viaggio” fra i vini delle Olimpiadi è la volta del Trentino dove fra Tesero e Predazzo si giocano molte speranze azzurre. E qui ci colleghiamo alla gastronomia: nell’offerta per atleti, famiglia olimpica, professional dei media e turisti compare un “risotto al Teroldego” proposto da Scapin, chef veronese che “si è fatto la mano” con decine di migliaia di risotti all’Amarone e che sui campi olimpici ha portato una squadra di esperti “risottari” mantovani. Questo utilizzo, un vero omaggio al vitigno autoctono – originario della Piana Rotaliana che fa da limes naturale fra Trentino e Alto Adige ci permette di parlare di questo vino. Abbiamo degustato quello proposto dalla Cantina di Isera, realtà da circa 150 soci, con 200 ettari in produzione per vendemmie medie di 20mila quintali di uva.

Una Cantina nota per il suo Marzemino – altro autoctono simbolo della storia vitivinicola atesina – e per i suoi metodo classici. Il nostro Teroldego è un IGT Vigneti delle Dolomiti e le vigne sono allevate ad un’altitudine compresa fra i 200 ed i 450 metri sul livello del mare, esposte a est-sudest sui suoli tipici del territorio, ricchi di minerali. E’ un vino che storicamente assumeva tratti rustici, ma che oggi con l’estrema attenzione in vigneto e la tecnica in cantina diventa un vino molto gradevole, che mantiene una forte identità, profumi netti e sapori coerenti: frutti di sottobosco, a note più floreali di viola, prugna con finali lunghi ad appaganti. Si deve accompagnare ad una cucina robusta che non venga sovrastata dalla forza del vino; ovviamente, meglio se realizzata con materia prima del Trentino che sulla sua gastronomia sta lavorando molto con ottimi risultati.



